Ristorante La Madia - Licata (Ag)
Visitato a pranzo lunedi’ 12/05/2008
Dopo quasi due ore di viaggio, arriviamo nella piccola cittadina di Licata.
Cosa c’e’ di tanto interessante a Licata vi chiederete, cosa spinge tre baldi giovani a lasciare Catania in un lunedi’ lavorativo per farsi quattro ore di macchina tra andata e ritorno ed essere alla sera pronti per il servizio del ristorante.
La risposta e’ semplice….Pino!…Pino Cuttaia…uno chef che di strada ne ha fatta tanta negli ultimi tempi e che , nonostante il contesto geografico nel quale opera, alquanto decentrato rispetto ad altri, e’ riuscito in breve, a diventare punto di riferimento non solo della gastronomia isolana, ma di quella di tutto il meridione.
Quarta occasione, per me negli ultimi quattro anni, di assaggiare la cucina di Cuttaia, prima volta invece per Elvio e Andrea che mi accompagnano non nascondendo un po’ di emozione per il pranzo che ci aspetta.
Entriamo e subito ci accoglie Pino, ci salutiamo e presento gli amici, il tempo di scambiare quattro chiacchiere e ci accomodiamo nell’ampia e luminosa sala.
Il locale lo conoscevo gia’, semplice e classico, l’apparecchiatura e’ abbastanza tradizionale ma non troppo “leccata”.
Il menu’ e’ veramente intrigante, parla molto di Sicilia e ci sono due interessanti proposte degustazione a 65 e 75 €.
Decidiamo di affidarci allo chef, Pino ci chiede informazioni sulle nostre preferenze ma noi gli diamo carta bianca, raccomandandogli di farci assaggiare quel piatto a base di melanzane, di cui si sentiva il buonissimo odore, al nostro ingresso.
Per il vino…evitiamo la carta e decidiamo di accompagnare il nostro pasto con un Milazzo Metodo Classico.
Arriva il piatto del pane, bellissimo esteticamente, con 6 o 7 varianti, e dei lunghi e fragranti grissini speziati, tenuti insieme da un anello dello stesso pane.
Affamati, iniziamo ad assaggiare il buonissimo pane, accompagnandolo con dell’ottimo olio di Tonda Iblea, che lo stesso Pino ci versa in una piccola ciotolina con del sale grosso.
Siamo alla prima portata…Battuto di gambero rosso con olio al mandarino e maionese di bottarga:
l’estetica gia’ preannuncia un ottimo inizio, le trasparenze del gambero lasciano intendere freschezza e semplicita’, notevole la consistenza, il mandarino accompagna benissimo, la salsa di bottarga e’ il completamento di un perfetto connubio.
Proseguiamo con un altro piatto molto ben presentato: Coda di Rospo affumicata alla pigna, con patata schiacciata e condimento alla pizzaiola.
Resto fermo qualche istante per decidere se mangiare o restare solamente ad odorare questo piatto.
L’intenso odore dell’affumicatura si mischia con un piacevolissimo sentore di carne alla pizzaiola che fa tanto casa.
Passi l’affumicato, ma il secondo odore, non trova riscontro visivo nella minimale ed elegante disposizione degli ingredienti sul piatto ( l’odore riportava ad una bella e stretta salsa ricoperta da mozzarella filante e spezie varie, ma nel piatto niente di tutto questo).
Esco dal mio “trans-olfattivo” ed inizio il mio assaggio; l’affumicato del pesce che gia’ affascinava al naso, si ritrova in bocca con la medesima intensita’, il pomodoro confit rende piacevole il sapore vegetale, completato dalla patata e dallo stupefacente olio aromatizzato, che scopro essere l’artefice di quel secondo odore che mi aveva turbato in precedenza; sul piatto anche qualche briciola di olive, probabilmente leofilizzate o semplicemente disidratate.
Sono solo due assaggi, ma l’entusiasmo e’ alle stelle.
Andiamo avanti con il terzo piatto: Gnocchi di seppia con passatina di Finocchio e Tartufo Scorzone di Acqualagna.
Avevo gia’ assaggiato questo piatto qualche mese fa nel corso del cous cous fest, apprezzandone la consistenza e l’innovativa concettualita’ , ma la versione di oggi, denota notevoli miglioramenti rispetto alla precedente.
Anche questo piatto, come i precedenti si presenta con un’estetica moderna ed elegante, in bocca, stupisce la consistenza dello gnocco di seppia, la delicatezza della passatina, cosi’ come l’abbinamento del finocchietto selvatico con il tartufo (geniali le scaglie di carbone sugli gnocchi).
Piatto che denota ottima tecnica, concretezza ed equilibrio.
Continuiamo con il polipo, servito su di una crema di ceci con salsa di piselli, olio al rosmarino ed una simpatica chips di panella che si eleva in verticale; piatto anch’esso ben fatto ma il meno interessante fino ad ora.
Come preannunciatoci da Pino arrivano le melanzane… “Rivisitazione di parmigiana del giorno prima”…….. 
che dire di questo piatto…troppo bello per trovare le parole giuste per descriverlo…mousse di melanzane…pomodori confit con un inaspettato sapore di parmigiana (straordinario!!!), schiuma di ragusano (ottima consistenza spumosa e ferma), melanzane perline “magicamente” disidratate, basilico, olio…praticamente tutta la Sicilia, racchiusa in un piccolo parallelepipedo variopinto.
Neanche il tempo di riprenderci dalla recente emozione, che ecco arrivarne un’altra…Ravioli di razza con pesto leggero e succo di pomodoro.
Le sorprese non finiscono mai….arriva l’ennesimo “piatto-opera” del Maestro-Amico Pino…commistione di altissima tecnica (mai fine a se stessa) ed emozione gustativa intensa;
il calamaro ci si propone come un foglio…quasi una pellicola sottile ed elastica che fa da involucro ad un ripieno morbido e gustoso a base di zucchine e tenerumi; la forma “ravioleggiante” viene poi sormontata da uno splendido gambero.
Pausa sigaretta e chiacchierata con lo chef, che ci spiega che, troppo abituato ai ritmi del piccolo centro, non si sentirebbe a suo agio (ahime’) a lavorare in una grande citta’.
Per l’ultima portata, decidiamo di abbinare un rosso, chiediamo qualcosa al calice ed il simpatico cameriere, non troppo convinto, ci serve un Donnata’ di Alessandro di Camporeale.
Arriva l’ultima portata del menu’ , pesce spada “lisciato” all’olio di cenere con crema e chips di patata…un po banale direte voi…avete mai sentito parlare della pietra filosofale???
Come si fa a trasformare un tocco di pesce usato e stra-abusato come lo spada in un piatto indimenticabile?…chiedetelo a Pino Cuttaia…
il pesce si lascia ammaliare dolcemente dalla nostra forchetta, denotando gia’ al primo contatto una morbidezza non prevista, l’olio di cenere che lo accompagna, mi ricorda con piacere lo stesso olio che mi aveva affascinato anni prima, quando conobbi Pino nel corso del cheese art a Ragusa.
In bocca la delicatezza del pesce si sposa ottimamente con il sentore di timo ed erbe affumicate.
Forse, ma e’ dura la scelta dopo un menu’ del genere, il piatto migliore, per intensità gustativa e tecnica espressa.
Siamo al dolce: Tiramisu’ in coppa Martini, con un cuore ghiacciato al caffe’, dolce fresco e ben fatto, perfetta conclusione di un pranzo davvero entusiasmante.
Paghiamo il conto e ci congediamo dallo chef, con la promessa di rivederci presto, magari a Catania.
Saliamo in macchina, ci aspettano altre due ore di strada prima di iniziare la nostra giornata di lavoro; ci incamminiamo, stanchi ma felici per lo splendido pranzo.
Conclusioni: Ormai da tempo La Madia di Licata e’ un punto di riferimento per gourmet ed appassionati, che macinano chilometri pur di provare le specialita’ del giovane chef; le guide e le riviste specializzate lo hanno consacrato come uno fra i migliori ristoranti dell’isola e forse anche del sud Italia, anche se ogni tanto non gli si risparmiano critiche legate al servizio o alla carta dei vini; a mio avviso, la cucina di Pino Cuttaia, per concretezza e semplicita’, per tecnica ed innovazione, puo’ definirsi l’essenza della nuova cucina Siciliana e considerando anche il contesto in cui e’ situato il ristorante, qualche piccolo peccato veniale, gli si perdona con piacere.
Contatti: Ristorante La Madia – Via Filippo Re Capriata n° 22 – Licata (Ag) - tel. 0922 771443
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ho ancora il ricordo del sapore della maionese di bottarga sul crudo di gamberi.
Magistrale il calamaro in foglia.
grande Pino!
PS grande POST, mr. Graziano

davvero complimenti
Ne avevo sentito parlare di questo chef ma dopo aver visto le foto mi viene voglia di andarci subito.
Certo e’ lontano Licata si deve andare apposta li, ma secondo quello che avete scritto sembra che ne valga la pene.
Un grande. Grande chef e grande persona. Tifo sfegatato per Cuttaia.
Secondo me il vero numero uno della cucina Siciliana
Fuimos a ver a Pino en Marzo y nunca lo olvidaremos …Es el mejor restaurante en que hemos comido y eso que somos de Barcelona y por aqui hay mucha estrella Michelin. Enhorabuena Pino Cuttaia eres magnifico como cocinero y como persona.
Pino e’ il piu’ grande in questo momento, non solo e’ un grande chef ma e’ una bellissima persona, io sono stata da lui l’anno scorso e ricordo ancora perfettamente ogni suo piatto ed ogni sua parola, un grande uomo si vede dall’umilta’ e dalla voglia di migliorarsi, non bastano le stelle e le forchette per premiare tutto cio’.
Bravo Pino
si vede lontano un miglio che quelle foto e quei piatti sono stati preparati apposta.Tutto era preparato alla perfezione,pronti per una nuova pubblicità!! e dire che qualche tempo fa michelin e gambero rosso avevano offerto pubblicità in cambio di soldi ad altri ristoratori.Cuttaia è un bravo chef ,ma nulla di più,se non altro ha capito in che modo vanno gli affari,più paghi per avere pubblicità,più guadagni per la mole di curiosità che suscitano le varie (e create apposta) recensioni sugli “elaboratissimi” piatti che offre la “madia”
Egregio Signor Sirius
Grazie intanto per la sua visita, per il suo commento e soprattutto per la sua affermazione, che contribuisce ad accrescere la mia autostima da Blogger, visto che, parlando di foto preparate apposta, mi fa capire che, la mia carriera di fotografo super-dilettante sta prendendo una piega diversa.
Le Faccio presente che io di professione faccio il Ristoratore (Il Sale Art Cafe’) a Catania e contestualmente gestisco una piccola struttura turistica (Four Rooms), quindi le assicuro che non ho ne la voglia ne tantomento la necessita’ di arrotondare il mio stipendio, vendendo spazi pubblicitari ai ristoratori miei colleghi.
Le preciso inoltre che, scrivo da appassionato, senza velleita’ giornalistiche, fotografo con una piccola Canon ixus 75, piccola macchinetta digitale tutt’altro che professionale dal costo di circa 250€, premetto inoltre che il mio blog, nonostante in soli quattro mesi ha gia’ raggiunto migliaia di contatti, e’ uno dei pochi che non ha al suo interno ne spazi pubblicitari, ne banner ne altro tipo di strumenti di introito commerciale.
Mi permetto di dirle inoltre che , nei miei numerosi giri per ristoranti, che spesso si tramutano in recensioni( che io preferirei chiamare racconti delle mie esperienze gastronomiche) non mi e’ mai capitato ne di ricevere dei compensi ne tantomento di non pagare il conto, ove mi e’ capitato di usufruire di un piccolo sconto, e’ stato solo in qualita’ di buon cliente e mai di “giornalista sponsorizzato”.
Prurtroppo e’ vero che e’ difficile credere al giorno d’oggi che la gente faccia qualcosa sensa guadagnarci e specularci, ma le assicuro che c’e’ ancora qualcosa che riesce a smuovere le coscienze di molti, si chiama Passione; grazie a questa, da anni giro i ristoranti piu’ importanti, in Italia ed all’estero e come le ho detto prima, da qualche mese ho deciso di raccontare le mie esperienze, in uno spazio aperto a tutti, con possibilita’ di commentare e lasciare le proprie opinioni.
Riguardo al Gambero rosso non credo proprio che la guida dei ristoranti chieda soldi per pubblicita’, ci sono tuttavia diverse pubblicazioni sia in Italia , legate alla catena editoriale del Gambero che ricercano nei ristoranti fonte di guadagno .
Per quanto riguarda la Michelin non so come si comporta e sinceramente neanche mi interessa perche’ non e’ una guida che seguo.
Concludo tornando ancora su Pino Cuttaia, su di lui io ho espresso una mia opinione raccontando nella mia “recensione” ,un pranzo , un menu’, ordinato al momento del mio arrivo, facendo delle foto all’arrivo del piatto un istante prima di assaggiarlo (le assicuro che non e’ affatto facile fotografare un piatto in pochi secondi, ma dalle sue insinuazioni si capisce che me la cavo abbastanza).
Pertanto Egregio signor Sirius, visto che come le ho detto questo blog e’ un “open space” ci consigli pure dove andare a mangiare, ci dia la sua opinione…noi la rispetteremo….ma provi anche lei a fare altrettanto… come si dice non e’ bello cio’ che e’ bello ma cio’ che piace…oppure il mondo e’ bello perche’ e’ vario….oppure ancora non tutti siamo uguali…..PER FORTUNA!!!!!
probabilmente è come dice lei,ho preso un abbaglio e lei non è certamente una persona che fa soldi in cambio di pubblicità.
Ma mi dica una cosa per 75 euro,che dalle mie parti(io sono dell’agrigentino)è una cifra enorme da chiedere presso un ristorante ,non è che si è alzato dalla tavola un pochettino affamato?
Le mie conclusioni,affrettate senz’altro,sono state condizionate anche dal contesto generico delle varie pietanze che si sono susseguite,guarnite in maniera eccelsa ,ma ridicoli nella sostanza,proprio dei piatti degni della prova del cuoco,che servono solo a riempire gli occhi,e non lo stomaco.
Chi le parla fa il ristoratore da oltre 30 anni e mi creda ho imparato che alla gente piace più che altro essere serviti celermente ,mangiare con gusto e andarsene con la pancia piena e col portafogli non troppo sgonfio.Mi permetta di aggiungere che esistono due tipologie di “cuoco”.Ci sono gli artisti del piatto,in grado di creare dal niente un piatto elaboratissimo,sconvolgendo ,se permette anche il gusto naturale della pietanza facendo uso massiccio di oli ed essenze che danno quel gusto un po diverso,elaborando un design in grado di stupire gli occhi del cliente e ci sono i cuochi,che non si perdono in queste cose,ma che sono in grado di dare da mangiare a centinaia di clienti nel giro di qualche ore,su ordinazioni esclusivamente alla carta.Forse sarò un po rozzo,ma i secondi sono quelli che più apprezzo,perchè penso proprio che i primi alla terza ordinazione nel giro di qualche minuto andrebbero in tilt e gli e lo dico per esperienza personale .
Egregio Sirius
le assicuro che per quanto mi riguarda, reputo La Madia uno dei ristoranti con il maggior rapporto qualita’ prezzo (a Milano per un pranzo come questo ce’ne’ vorrebbero 200 di euro e non 75).
Le assicuro che la presentazione estetica dei piatti diventa solo un dettaglio davanti alla straordinaria concretezza delle preparazioni, e le assicuro che otto portate piu’ il dolce, sensa contare l’ottimo pane, non solo riempono la pancia, ma anche i sensi.
Credo che sia totalmente fuoriluogo paragonare la cucina di Cuttaia a trasmissioni televisive di basso livello che poco o nulla c’entrano con la GASTRONOMIA.
Tengo a precisare, che nel mio locale a Catania giornalmente ospitiamo CENTINAIA….non 100 ma CENTINAIA di persone che ordinano alla carta e che dobbiamo servire in poco tempo e quindi le assicuro che le sono solidale, sapendo quanto e’ duro questo tipo di lavoro, ma e’ altrettanto duro fare una cucina cosi’ ricercata anche se si fanno 20 coperti al giorno.
Rispetto inoltre le sue preferenze in fatto di cuochi, ma io non mi sento di fare paragoni, anche perche’ sono due cose troppo diverse, io stimo in generale tutta quella gente che cucina con sensibilita’ e passione, con sacrificio ed abnegazione, al di la’ che si tratti di un ristorante, una trattoria o di un chiosco.
Per questo pur rispettando la sua idea di cucina, mi permetta di dissentire e di consigliarle una visita da Cuttaia, come dice il detto l’apparenza inganna, magari anziche’ criticare dei piatti solo vedendoli in foto, potra’ farlo assaggiandoli e costatando di persona quello che, non si puo’ evincere guardando delle semplici foto, seppur belle, ma sempre foto sono!
Grazie ed a presto
Naturalmente si vive nella massima liberta’ di poter scegliere un locale a posto di un altro, di criticare un piatto a posto di un altro, reputare un cuoco bravo oppure no ecc…il tutto anche in base al rapporto pancia/portafoglio. Ritengo che questo blog sia anche utile ad appassionati e non, per poter scegliere il locale,magari dove si spende di piu’ e si mangia “raffinato” o dove si spende di meno e riempirsi la”pancia” mangiando anche bene…il tutto dipende da cosa effettivamente si vuole…e si chiede…